«I grandi stilisti italiani hanno saputo rinnovarsi»
Le polemiche sul calendario congestionato, per fortuna, restano sulla sfondo. Anche perché non sono certo una novità. I buyer stanno lasciando Milano per Parigi soddisfatti di ciò che hanno visto in passerella e con le tasche piene di ordini.
«Personalmente proprio non capisco perché alcuni dei nostri stilisti rincorrano i giornalisti e a volte anche i buyer americani - dice Michele Giglio, che a Palermo possiede otto negozi multimarca, tra i più belli d'Italia, e che il 15 marzo ne inaugurerà un nono -. In Italia abbiamo i migliori tessuti, la miglior manodopera e naturalmente i migliori designer. E gli americani lo sanno benissimo: non ci sarebbe alcun bisogno di comprimere le sfilate più importanti in pochi giorni, congestionando così l'intero calendario, per favorire chi viene dall'America. Dovremmo fare come i francesi, che non si fanno condizionare da nessuno».
Quali sono le sfilate che hanno lasciato un segno?
«C'è solo l'imbarazzo della scelta: Giorgio Armani ha fatto una collezione bellissima, con uno stile rinnovato nelle fantasie e nei colori - dice Giglio -. Prada ancora una volta ha stupito tutti e c'è da scommettere che tutti copieranno i suoi aristocratici e insieme minimalisti pizzi. Roberto Cavalli e Frida Giannini per Gucci hanno sfoderato nuove idee, dimostrando di avere talento creativo che si rigenera a ogni collezione. Alberta Ferretti è, in una parola, il massimo dello chic e Moschino è tornato ad avere la freschezza e l'allegria scanzonata dei tempi migliori».
Ma Giglio e altri buyer italiani come Rosi Biffi di Milano, Carla Sozzani e Tiziana Cardini, fashion director de La Rinascente, non sono gli unici a essere entusiasti, come dimostrano le voci raccolte da Ww A il quotidiano americano della moda, che ha seguito le sfilate con speciali giornalieri. Per Ma-rigay McKee, direttore moda e accessori di Harrods, Pucci «was beautiful», Fendi «was great»e Bottega Veneta «stunning» (da lasciare senza fiato, letteralmente). A Ken Downing di Neiman Marcus, la più importante catena americana di department store di lusso, è piaciuto molto Versace: il buyer ha ipotizzato «che alcuni dei vestiti creati da Donatella siano già in volo per Los Angeles», "prenotati" dalle star che stasera parteciperanno agli Oscar.
Lo sceicco Majed Al-Sabah, presidente del colosso del Kuwait Villa Moda, ha detto a Wwd di «essersi completamente innamorato di Prada, una delle più belle collezioni di sempre, dove ogni scarpa era un oggetto d'arte». Ma i buyer hanno espresso pareri positivi anche su molti altri nomi, da Marni a Dolce&Gabbana (sia per la prima linea sia per D&G), passando per 6267, il più citato tra i marchi emergenti.