| Made in Italy anche le boutique hanno il fiatone |
|
|
|
|
L'unità [30 Novembre 2008]
Le grandi firme lamentano un calo delle vendite del 15-30% Per consentire ai negozianti di avere la liquidità necessaria per saldare le fatture c'è chi propone Il «credito di fornitura»
Parola di Michele Giglio, guru dei compratori di un made in ltaly firmato che s'interroga su come affrontare la crisi sul fronte delle vetrine.
«Le imprese di abbigliamento - sostiene Gaetano Marzotto, imprenditore e presidente di Pitti Immagine - devono sostenere i negozianti. Se la gente non spende, le boutique non possono avere i liquidi per saldare le fatture».
Da qui, la soluzione del credito di fornitura: «un rallentamento dei termini di pagamento - spiega Marzotto - che diventa una sorta di finanziamento».
«Ne parleremo al prossimo consiglio», risponde Beppe Angiolini, presidente della Camera Nazionale dei Buyer con 90 insegne per 350 negozi multimarca -. Ma la nostra è una struttura un po' atipica, riunisce tante piccole imprese. Politiche comuni sono difficili: non ci sarà mai uno sciopero dei negozi».
Con ciò, tanti proprietari di boutique puntano il dito contro l'incalzare sempre più rapido delle collezioni e soprattutto delle precollezioni che portano in vetrina l'estivo in inverno e viceversa.
«Questa corsa - prosegue Angiolini, ora in veste di titolare delle boutique Sugar di Arezzo - ha anticipato anche i saldi. 20 giorni fa a Hong Kong si vendeva già l'inverno a metà prezzo».
Altre proposte? «Eliminare le precollezioni utili solo alle griffe».
Quel budget garantito di cui nessuno ufficializza l'entità, anche se corre voce che griffe del calibro di Armani , Dolce&Gabbana , Prada , Gucci e Tod's richiedano 500mila euro a stagione.
Finché si vendeva, non c'erano problemi.
Ma con la crisi c'è chi non ci sta perchè, aumentano le rimanenze.
«Le maison che dispongono di una vasta rete di outlet - propone Giglio - dovrebbero aiutarci a smaltirle con un sistema di resi. Viceversa, si ingolfano le boutique, costrette a svendere agli stockisti. Che buttano la merce sulle bancarelle».
Cosa fanno invece gli stilisti? «Nei monomarca di loro proprietà anticipano i saldi sotto forma di sconti, mettendoci ulteriormente in difficoltà. Tanto, i creatori che sono pure produttori, sul prezzo dimezzato hanno già il loro guadagno. Mentre noi ci perdiamo Iva e spese».
Resta la necessità di ridiscutere il rapporto tra creatori, imprese e negozianti. In fin dei conti, la fortuna delle grandi griffe parte dalla somma di tante, piccole, vetrine.
|