Moda e Lusso nel difficile contesto di mercato: quali strategie? PDF Stampa Correo electrónico

 

Pambianco Week [17 Novembre 2008]

 

pambiancoweek-copertina-17novembre2008pambiancoweek-articolo-1di2-17novembre2008 La crisi finanziaria non risparmia le aziende della moda e del lusso.

 

Strette tra la crisi del credito da un lato e il rallentamento dei consumi dall'altro, le società del settore si preparano dunque ad affrontare un 2009 che, secondo Carlo Pambianco, "sarà per certi versi simile al 2002 (anno dopo l' 11settembre 2001]".

 

L'occasione per fare il punto sulla situazione del mercato è arrivato lo scorso 6 novembre dall'annuale convegno di Pambianco e Intesa Sanpaolo dal titolo "Moda e lusso nel difficile contesto di mercato: quali strategie".

 

A Milano nella cornice di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Valori, in una tavola rotonda moderata da Enrico Mentana, un parterre di 400 imprenditori ed esperti quanto mai qualificati hanno messo nero su bianco i punti più critici dell'attuale fase di mercato, identificando allo stesso tempo le possibile strade da seguire per ridurre al minimo gli effetti negativi della congiuntura attuale.

 

In una fase economica in cui la più grande paura è rappresentata dall'incertezza sull'andamento dell'economia nei prossimi mesi, il sentimento prevalente tra gli addetti ai lavori resta comunque quello di un moderato ottimismo.

 

"Non è detto - rileva Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda - che per il sistema moda Italia la crisi possa essere più veloce delle attese".

 

Boselli è convinto che già oggi siano visibili alcuni elementi che fanno guardare al futuro con maggiore fiducia: "la perdita di competitività della Cina, la riduzione di pratiche di anti-dumping sociale ed ambientale dei principali Paesi in via di sviluppo (Cina compresa), il cambio euro-dollaro tornato inaspettatamente a livelli assai più favorevoli per le nostre esportazioni e il calo dei costi delle materie prime, tessili e non".

 

E che il tessile abbigliamento possa essere una base da cui far ripartire l'economia italiana lo evidenzia Michele Tronconi, presidente designato di Smi.

"Spesso trattata come qualcosa che non si voleva più, la nostra industria non è scomparsa, è matura, sa correre e vuole continuare a correre. Nel 2007 il nostro comparto ha generato un valore aggiunto di 18,5 miliardi con 513 mila addetti, superiore a quello dei trasporti. Per questo motivo - ribadisce Tronconi - non possiamo essere dimenticati. Chiediamo solo una collaborazione strategica tra stato e mercato per sostenere i consumi e stimolare l'innovazione".