Secondo i compratori delle principali boutique molto spettacolo ma poche idee, poca ricerca e pochi nomi degni di nota alla fashion week francese. Applausi corali solo per Balenciaga e Lanvin. Giambattista Valli continua a conquistare. Fra gli emergenti vince solo Paw.
Sfilate noiose, showroom e saloni mezzi vuoti, pochi nomi nuovi degni di nota, creatività e ricerca ridotte al lumicino. È l'impietoso profilo della fashion week di Parigi scannerizzata da dieci buyer italiani invitati da MFFa esprimere un parere sui défilé pret-à-por-ter dell'autunno-inverno 2(X)8/()9, promossi per organizzazione e location, ma deludenti per originalità e glamour.
A eccezione di Lanvin e Balenciaga.
«Non c'è paragone con la moda che ha sfilato a Milano», ha detto a M/7-Michele Giglio delle boutique Giglio di Palermo, «sul piano dello stile e della creatività.
A Parigi è il solito carosello di cose eccessive e utili solo a far spettacolo, per l'8()% non prodotte. «Nonostante tutto vado per tenermi informato, con la speranza di trovare qualche nuovo stilista».
Scovato da Beppe Angiolini, titolare dei negozi Sugar di Arezzo: «Mi è piaciuto mollo Christopher Kane per le sue creazioni improntate da un personalissimo massimalismo chic, col quale ha plasmato i suoi cashmere ricamati» .
Giorgina Siviero dei multi brand torinesi San Carlo, tra i nomi nuovi promuove l'olandese Paw: «Ha siglato una collezione fatta per una donna concreta, che non comincia a vivere alle 6 di sera e diventa glamour due giorni alla settimana».
La concretezza, dunque, in pole position nella pagella della buyer di Torino, ma anche in cima alle priorità dei colleghi: «Ho visto meno compratori e tutti molto attenti a scegliere prodotti vendibili», ha aggiunto Giorgina Siviero che promuove a pieni voti Nicolas Ghesqirìere («È il futuro della moda») per il lavoro fatto su Balenciaga e le nuove borse Yves Saint Laurenl create da Stefano Pilati («Sono eleganti Hirkin rivisitate»).
Pollice verso per la moda lungo la Senna da parte di Antonia Giacinti di Milano: «Parigi? Una tragedia. Perché mi aspettavo di più e ho trovato cose già viste, già comprate e a prezzi impossibili». La buyer della boutique milanese di via Cusani ha espresso apprezzamenti per le ruche di Givenchy e la forte identità di YsL.
Tra i nomi clou dell'ultima tornata pàp parigina, comunque, è Balenciaga la maison più gettonata, anche se deve dividere il podio con Lanvin, segnalato, tra gli altri, da Rosy Biffi delle boutique Biffi e Banner di Milano: «Mi sento di dare 10e lode alla raffinatezza di Lanvin, ma anche alle forme e ai tagli di Yamamoto, all'estro di Alexander McQueen e al colore dei kimono di kenzo».
Molti cuori in trasferta a Parigi battono all'unisono per un italiano: «Giambattista Valli è un couturier di grande talento», ha detto la modenese Angela Adani della Boutique di Adani. «capace di tradurre con piglio contemporaneo il glamour della donna fatale; ed è per questo che piace molto alle fashion addict».
Tra gli eventi da ricordare, i buyer segnalano la presentazione di 6267 latta da Amiand Madida nel la sua boutique con insegna 1'Eclaireue: «È stata la consa-CTazionc internazionale», ha dichiarato Daniela Broch di Forte dei marmi, «che ha ribadito quello che dico da tempo: nessuno può più raggiungere il livello di Roberto Rimondi e Tommaso Aquilano ed è anche grazie a loro che il made in Italy oggi vince in tutto il mondo».
Dello stesso parere Cesare Tadolini del negozio L'Incontro di Modena («Preferisco le sfilate di Milano perché più vicine al mio modo di essere e di vendere») e Alessandra Dainelli. consulente per molti buyer italiani: «A differenza di altre edizioni vi ho trovato più prodotto, ma poco rilevante sotto il profilo della ricerca e dello stile»