Nel 2009 l'uomo scende dalla passerella (forse) PDF Stampa E-mail

 

Il Sole 24 Ore [10 Gennaio 2009]

 

   

Vincono modi alternativi di presentare le collezioni

 

 

Il Sole 24 Ore - Prima Pagina - 10 Gennaio 2009Il Sole 24 Ore - Articolo - 10 Gennaio 2009 Pitti ha definitivamente abbandonato il sabato: a partire dalla prossima edizione, che si apre martedì a Firenze, la più importante fiera di abbigliamento maschile di fascia alta d'ora in poi si terrà durante quattro giorni lavorativi.

Con un doppio vantaggio, spiega Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, la società che organizza le manifestazioni fiorentine: «Per le aziende, i costi del personale impegnato in fiera si alleggeriscono. Inoltre, non ci accavalliamo più con Milano».

 

Venerdì 16 infatti finisce Pitti e sabato 17 iniziano le sfilate maschili milanesi.

 

E anche in questo caso il 2009 ha portato un cambiamento: da cinque giorni si è passati a quattro, le passerelle sono scese da 48 del gennaio 2008 a 41.


Ma per Milano la novità è solo passeggera: « Per le prossime tornate, a cominciare da quello di giugno 2009, le sfilate dell' uomo torneranno a durare cinque giorni e quelle della donna resteranno a nove - assicura Mario Boselli presidente della Camera della moda -. Abbiamo preso accordi con Londra, New York e anche Parigi. E speriamo che d'ora in poi tutti rispettino i patti».


La riduzione di Milano è dovuta infatti a una mossa a sorpresa di Parigi, che secondo molti è un segno di questi tempi di budget ridotti: poiché i buyer - soprattutto quelli americani - quest'anno cercheranno di risparmiare sulle trasferte europee, stilisti e case della moda se li contendono a suon di grandi eventi.

 

Prada aveva deciso di sfilare l'ultimo giorno, mercoledì 14 gennaio, ma a Parigi hanno deciso di organizzare un grande evento in onore di Yves Saint Laurent, lo stilista scomparso nel 2008.

 

Erano trascorse poche ore dall'annuncio parigino e Prada ha deciso di anticipare la sfilata a martedì. Poco dopo la Camera della moda ha ufficialmente accorciato il calendario di un giorno.


La "dieta" di quest'anno ha comunque spinto Boselli e molti altri a riflettere sul super affollamento di sfilate: «Le passerelle durano dai 12 ai 15 minuti e arrivano a costare un milione di euro. Una presentazione "statica" può durare anche quattro, cinque ore e permette ai buyer di vedere da vicino e toccare i capi magari anche parlando con gli stilisti. Non escludo che nel 2009, almeno per quanto riguarda l'uomo, saranno in molti a pensare a modi alternativi - e meno costosi - di presentare le collezioni, ma sempre all'interno di un calendario di cinque giorni, interamente dedicato alla moda maschile».


Una scelta che incontrerebbe anche il favore di molti buyer.

 

«Per le collezioni da donna le sfilate conservano un fascino, una magia, quasi intatta. Ma per la moda maschile è diverso, sarei favorevole ad abolirle del tutto - dice Michele Giglio, propietario di nove negozi multimarca a Palermo, tra i più belli d'Italia -. Le presentazioni possono essere molto creative, e volendo altrettanto costose delle sfilate.

Non bisogna associarle a manichini con indosso qualche abito e non bisogna vederle come un peggioramento, una diminuizione rispetto alla sfilata.

Inoltre, non significherebbe ridurre il ruolo di Milano, che resta la cornice ideale per la moda e forse per quella maschile possiamo addirittura definirla capitale mondiale.

Sarei contento se questo difficile momento economico spingesse a un cambiamento che a questo punto è soprattutto culturale: ci siamo troppo affezionati alle sfilate da uomo». 

 

«La capacità di trovare forme diverse di presentazione dei propri prodotti è un segnale di creatività del nostro settore - conferma Raffaello Napoleone, che non vuol sentire parlare di rivalità tra Firenze e Milano -

 Quest' anno a Pitti avremo tanti stand, ovviamente, ma anche performance, mostre e persino qualche sfilata. E' sbagliato decidere a priori quanti giorni deve durare una manifestazion, se ci sono aziende e marchi che vogliono partecipare - e continua a essere così - non ha senso ridurre le settimane della moda».