| Si a Prada, Cavalli e Dolce & Gabbana |
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IL SOLE 24 ORE [30 Settembre 2007]
«Non c'è singolo stilista o marchio che non sia migliorato, nella ricerca dei materiali e delle forme ma anche nell'impostazione complessiva delle collezioni - spiega Michele Giglio, che a Palermo possiede otto negozi multimarca, tra i più belli d 'Italia. Sullo scenario internazionale il made in Italy resta il non plus ultra, lo dico io ma lo sento dire anche a miei colleghi buyer di altri Paesi. Che però si lamentano dell'organizzazione. O meglio: della disorganizzazione». I problemi riguardano la difficoltà degli spostamenti, l'accavallarsi di sfilate e presentazioni e i ritardi che si accumulano durante la giornata.
«E’ il punto debole di noi italiani: non riusciamo a mettere da parte i singoli egoismi per lavorare a un progetto comune - prosegue Giglio. Prenda il caso Dolce&Gabbana: una delle collezioni più belle che abbia visto, ma anche una delle più bizzarre scelte di calendario. Per problemi personali con la Camera della moda non erano iscritti in quello ufficiale: ma come si fa a spiegare queste cose a un buyer, ad esempio, di Tokyo?».
A Giglio, poi, sono piaciuti Roberto Cavalli («anche se credo che alcune mie clienti rimpiangeranno il "vecchio" Cavalli», precisa), Versace, Scervino, Gucci e Alberta Ferretti. «Collezioni bellissime e accessori che stravenderemo».
Uno degli otto negozi di Giglio è dedicato esclusivamente a borse, scarpe, cinture e piccola pelletteria ma anche negli altri punti vendita ci sono aree dedicate sempre più grandi: «Dagli accessori vengono la maggior parte dei ricavi delle grandi maison, ma in certa misura è cosi anche per noi». |