L’abito non fa il compratore |
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MF [21 Marzo 2008]
Secondo la Camera dei buyer i ricavi del settore abbigliamento registreranno un calo del 30% nei primi tre mesi del 2008. Le grandi maison hanno cominciato a ridurre i punti vendita tagliando fuori tanti piccoli negozi multimarca.
Il fenomeno, come confermavano qualche giorno fa Giuseppe Zanotti e Tonino Perna alla grande festa di apertura della nuova boutique moda Giglio a Palermo, due piani di sole griffe di primo livello ed evento per oltre 3 mila persone, è particolarmente evidente in Italia, e in parte anche in Grecia e Portogallo, ma più per ragioni di dimensioni e disponibilità economica del buyer medio che di attitudine levantina alla procrastinazione, come potrebbe sembrare, maliziosamente, di primo acchito.
E se il controllo e le assicurazioni-rassicurazioni su fidi e liquidità si sono rafforzate anche sul cliente mediogrande, pochi sembrano interessati a condurli per il buyer di piccole dimensioni.
Sotto un certo volume di ordini, e un dato livello di solvibilità, variabile per griffe ma comunque significativo, si nega loro l'ordine, così come il giovane creativo vede spegnersi i propri sogni di fronte al minimo garantito imposto dal produttore di tessuti e dal façonista.
Ecco dunque spiegato perché nomi come Russo o come, appunto, Michele Giglio, possano permettersi l'uno, di aprire nuove boutique e il secondo di vestire non solo gran parte della Sicilia, ma di farsi corteggiare dai russi, che vorrebbero importare il suo modello di business, nonostante i consumi fermi, e perché invece tanti altri nomi mancassero dalle terze o quarte file alle sfilate milanesi dello scorso febbraio.
La dimensione paga, sia per assicurarsi i nomi top in negozio, sia per rassicurare i clienti top, quel numero di ricchi veri sempre desideroso di novità e costante a dispetto della volatilità dei mercati. «L'anno non sarà positivo per tutti, e nell'ambito di una situazione internazionale di mercato già difficoltosa, in Italia la crisi politica ha fatto la differenza: la si sta scontando già adesso» ammette il vicepresidente di Camera Moda, Saverio Moschillo, che aveva concentrato da tempo in «non più di 500 nomi» il portafoglio clienti italiano per le diverse linee della sua griffe John Richmond, riservando a soli 200 nomi d'eccellenza la concessione della prima linea, contro i 750 punti vendita di Dolce&Gabbana, per esempio.
Se il problema si vive con minore intensità in altri mercati, sostiene il neo-presidente di Valentino Stefano Sassi, che in questi mesi sta seguendo il turnaround dei clienti della griffe, trasformata sotto la direzione creativa di Alessandra Facchinetti, con l'ingresso di nomi come Dover Street Market a Londra e Colette a Parigi, è proprio perché solo l'Italia vede una simile concentrazione di pmi anche nella distribuzione, al contrario di quanto accade in Inghilterra, in Giappone e negli Stati Uniti, nonostante la penalizzazione attuale del cambio dollaro-euro. |
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