Maria Teresa Giglio - La signora che a Palermo č sinonimo di moda esclusiva e d'alto profilo |
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NOTEBOOK [5 Ottobre 2007]
"lo e mio marito Michele abbiamo iniziato quasi subito, appena sposati, eravamo poco più che ragazzi. Allora vendere abbigliamento era un mestiere più semplice. Lavorare con una clientela di alto livello significava offrire quanto di meglio c'era nel settore, puntare sulla grande qualità dei tessuti, l'eleganza di un taglio, lo stile di un capo. Valori consolidati che era facile far capire. La moda esasperata non esisteva ancora.
Almeno come diventerà poi negli anni Settanta, un momento epocale di grande cambiamento: allora era la griffe a mettere tutti d'accordo. Quelli furono i momenti d'oro del prêt-à-porter. Ma anche tempi ingenui, in cui non si badava tanto al prodotto quanto alla firma: bastava un'etichetta appiccicata a un vestito e, come per magia, il suo valore simbolico diventava enorme". Maria Teresa si illumina ricordando i tempi passati. Fin dagli inizi la sua clientela faceva parte dell’ élite palermitana, signore eleganti, che sapevano sempre di trovare nel suo negozio qualcosa di speciale, per far bella figura in società. "Negli anni sono diventata amica e confidente di tante mie clienti", prosegue. "Ho instaurato un rapporto di grande empatia, molto caldo e affettuoso con loro. C'era chi si affidava completamente al mio giudizio, chi invece aveva un talento speciale per scovare la chicca appena arrivata, che magari cercavo di tenere in serbo per qualcun'altra. Ed era praticamente impossibile non vendergliela. Anch'io intanto diventavo sempre più psicologa, imparando sul campo".
La famiglia negli anni è cresciuta, sono arrivati i figli, Giuseppe e Federico, che lavorano con i genitori e portano avanti l'attività dell'azienda, anche questa cresciuta nel tempo.
"Oggi vendere moda è diventata un'altra cosa", continua. "Il lato emozionale è fondamentale. Sempre più si vendono idee immateriali. Gli abiti di grande firma hanno ormai una valenza che va oltre la loro stessa fisicità. Comprare un abito di un grande stilista è come portarsi a casa un quadro, un pezzo di design: è un investimento emotivo. E per me è un lavoro impegnativo: inizio dalla cura delle vetrine, devo far capire che da me troveranno davvero qualcosa di speciale. Anche le mie assistenti (non posso proprio definirle commesse) sono persone di grande competenza. La cliente viene coccolata e consigliata, ogni abito e anche un simbolo, che richiede spiegazione e comprensione. Le mie ragazze conoscono ogni trend e sono in grado di mostrare a una persona quello che le sta meglio, per aiutarla a costruirsi uno stile, insegnandole a capire il proprio fisico e la propria personalità: cerchiamo di farla innamorare di ciò che le sta bene. Piuttosto che spingere un capo che rende ridicola una persona solo per fare un affare, rinuncio a venderlo".
Così Maria Teresa è sempre molto impegnata: "Da noi vengono a cercare soprattutto le ultimissime novità. La mia è una clientela che non bada a spese e spende senza troppi rimpianti, facendo però molta attenzione al valore di un capo. Poi, soprattutto le giovani, sono informatissime. Non sono più io che racconto le tendenze, è quasi il contrario", ride divertita. "A me, resta un compito da addetta ai lavori, quello di spiegare e tradurre il linguaggio delle passerelle, decriptare certe formule che a volte sembrano incomprensibili. Tutte per esempio vedono le sfilate su internet, ma a volte rimangono confuse perchè il messaggio è criptico. Sta a me spiegare che queste sono manifestazioni rivolte a un pubblico di settore; sono io che devo estrapolare le idee per loro, che da noi cercano la vera moda, lo chic esasperato. I capi icona ma anche pezzi che restano un punto fermo del guardaroba, così forti che si potranno indossare nel tempo. II basic non fa parte della nostra cultura". |
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