myStyle by Giglio.com
L'arte nella moda  La maison Capucci
Editorials

L'arte nella moda La maison Capucci

La storia di uno dei più importanti designer del XX secolo: Roberto Capucci. 03 settembre 2015

Capucci è una maison di moda italiana che porta il nome del celebre stilista eclettico e visionario Roberto Capucci, nato a Roma il 2 Dicembre 1930 e padre della maison.
Roberto Capucci ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti, dove si è formato studiando al fianco dei maestri Marino Mazzacurati, Marcello Avenali e Libero De Libero.
Nel 1950 aprì il suo primo atelier in Via Sistina e un anno dopo presentò al mondo le sue creazioni durante un evento che ebbe una grande risonanza internazionale e segnò una svolta nel mondo della moda italiana: nel 1951, infatti, Giovanni Battista Giorgini, marchese italiano e responsabile degli acquisti in Italia di alcuni grandi magazzini americani, organizzò nella sua villa a Firenze una grande sfilata - la prima - delle più prestigiose firme dell’alta moda italiana promuovendo di fatto, grazie anche ai successivi eventi stagionali allestiti al Palazzo Pitti, la moda italiana all’estero e per questo considerato il padre della firma Made in Italy da sempre sinonimo di eccellenza.
A soli ventisei anni, Roberto Capucci, era considerato il migliore fashion designer italiano, particolarmente apprezzato da personalità influenti e rivoluzionarie che hanno segnato cambiamenti epocali nel mondo della moda e considerati geni indiscussi e padri dell’Haute Couture, come Christian Dior a cui deve l’epiteto.
Uno stilista nella e della sperimentazione, amante dei volumi e delle geometrie sotto l’influenza dell’arte e delle forme espressive della natura, celebre per l’abito “Nove Gonne” (1956) in nove gonne concentriche in taffetà realizzate “a sfoglia” e ispirato ai cerchi disegnati da un sasso lanciato nell’acqua. Venne onorato del “Boston Fashion Award” nel 1958 per la sua innovativa collezione “Linea a Scatola” (Box Line) che segnava una rivoluzione stilistica in antitesi al gusto e alla tendenza dell’epoca.
La ricerca di forme e volumi e di una nuova femminilità furono la chiave del suo grande successo.
Quando nel 1961 ai fashion show parigini venne accolto con entusiasmo dai critici francesi decise di aprire un secondo atelier a Parigi nella celebre Rue Cambon. Gli anni parigini segnano un’ulteriore cambiamento nella linea delle sue creazioni che diventano più complesse e sperimentali: effetti optical che richiamano alla Pop Art e nuovi insoliti materiali come plastica, plexiglass, metallo e fibre hi-tech.
Nel 1968 torna in Italia. La sua sperimentazione artistica si spinge ancora oltre con l’uso di elementi decorativi e strutturali in un mix di materiali pregiati come tessuti raffinatissimi e “poveri” come la rafia e la paglia.
Nello stesso anno disegnò gli abiti per Silvana Mangano e Terence Stamp per il film “Teorema” di Pasolini mentre nel 1970 una sua collezione stravolse tutte le tradizioni in fatto di moda: le sue modelle indossavano stivali dal tacco basso senza make up e hair styling.
Il 1980 è l’anno del distacco dal sistema istituzionalizzato della moda: Capucci decide di non mostrare più le proprie creazioni all’interno del calendario organizzato dalla Camera Nazionale della Moda ma di decidere lui stesso il quando e il dove dei suoi fashion shows girando il modo e dedicandosi in tutto e per tutto alla ricerca artistica svincolandosi dai diktat della moda internazionale: la sua era “arte nella moda”.
Nel 1995 viene invitato per mostrare le sue creazioni all’ Esposizione Internazionale di Arti Visive durate La Biennale di Venezia mentre nel 2007 viene inaugurato il Museo della Fondazione Roberto Capucci a Firenze presso Villa Bardini. La Fondazione nasce appena due anni prima, nel 2005, con l’intento di preservare la memoria artistica di quello che è considerato uno dei più importanti designer del XX secolo.

Be inspired

Popular looks