Salsa di pomodoro, una storia di contrasti

Tutto parte da un frutto, ma guai a metterlo nella macedonia. L’abbraccio fatale col grano

Quella della salsa
di pomodoro è
una storia di
contrasti.

Tutto parte da un frutto:
ma attenzione, guai a
metterlo nella
macedonia.

Una tentazione rossa e
liquida che sembra
un’idea perversa del
Grande Alchimista

per semplificare il peccato,
rendendolo accessibile a
tutti.

La salsa è l’arte del
divenire. Attimi che
si trasformano in
minuti, ore, giorni

si amalgamano solo se gli si
dà la possibilità di legarsi.
E per i legami veri ci vuole
tempo.

È il trionfo della malizia
che tenta lo spaghetto:
e l’abbraccio è fatale dato
che il grano

– che sia pasta
o pane – col pomodoro
soccombe sempre in un
peccato di gola.

Il profumo della salsa
non sarebbe tale senza
il sudore che serve per
la sua preparazione.

La salsa di pomodoro è
odore di casa, profumo
di domenica, aroma di
famiglia.

È conforto e nostalgia, è sorriso e lacrima, è calore e freschezza.
Contrasti, appunto.

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Tra i maggiori contrasti del dopo lockdown, c’è quello che gli americani attribuiscono ai “first-time climate dudes”, cioè ai principianti convinti di essere grandi esperti di questioni climatiche. I dati a disposizione della comunità scientifica dimostrano che le chiusure forzate del 2020 hanno contribuito a ridurre del 6 per cento le emissioni di gas serra legate all’uso di combustibili fossili. Un dato incontrovertibile sul cammino da intraprendere, o continuare a seconda dei casi, per salvare il pianeta dal surriscaldamento. Eppure i “principianti- esperti” imperversano sulla stampa e sul web. Tra loro nomi noti come quello di Bill Gates secondo il quale il tentativo di ridurre le emissioni “è una favola” e lo scrittore Jonathan Franzen, secondo il quale non c’è nulla da fare e si può solo “accettare il disastro che sta arrivando”. Insomma, purtroppo, opinioni di peso in un ambito in cui il peso andrebbe misurato con la bilancia della specializzazione e della buona creanza. E non con quella della notorietà.

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Il tempo applicato alle nostre vite spesso ci porta a una semplificazione nel distinguere due categorie umane: i ritardatari e i puntuali. Sul tema si sono esercitati psicologi e ricercatori di tutto il mondo. In genere si ritiene che la puntualità sia legata alla coscienziosità della persona e, secondo alcuni, anche all’ora in cui normalmente ci si sveglia (i mattinieri sarebbero più puntuali dei dormiglioni). Ma la materia è oggetto di ampi dibattiti. Uno studio statunitense dimostra che per le persone ansiose il tempo passa più velocemente rispetto a chi è più rilassato. Lo ha dimostrato un semplice esperimento in cui un gruppo di volontari ha dovuto contare mentalmente sino a un minuto. Per chi credeva di non aver mai tempo a sufficienza, il minuto durava in media cinquantotto secondi, mentre per chi non avvertiva quel genere di pressione si arrivava anche a settantasette secondi. Ora la scienza magari dovrà trovare il tempo di occuparsi di altre questioni collegate al tema. Tipo: è vero che i ritardatari sono più simpatici? Quanto conta la latitudine, il Nord è davvero più puntuale del Sud? Esiste una “cura” per i due eccessi, il puntuale maniacale e il ritardatario cronico? To be continued.

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